Preceduto dalla propria fama, è ovvio. Ma José Carreras, che lunedì vestirà i panni di Sly
nell'opera omonima di Ermanno Wolf-Ferrari, titolo d'apertura della stagione del Regio, è giunto
a Torino preceduto anche da un'ondata di curiosità e di passaparola. Come un divo del rock. Tempo
fa aveva dichiarato che anche lui, come Pavarotti, andrebbe volentieri al festival di San Remo:
come cantante però. La sua passione per il calcio è nota: pare che il suo relax preferito in albergo
siano le partite alla Tv, soprattutto se gioca il "suo" Barcellona. Come se non bastasse, i suoi
fans hanno allestito un sito Internet - ufficioso - dove sul suo conto si trova di tutto, dal
calendario dei concerti all'elenco dei ruoli sostenuti, da cronache di viaggio a notizie fondamentali
sul suo panino preferito (pane e pomodoro col carpaccio) o sulla sua infanzia di artista precoce,
quando doveva chiudersi in bagno per cantare indisturbato. In realtà lui non fa molto per alimentare
il chiacchiericcio. Preferisce occuparsi di cose molto serie, come la sua Fondazione per la lotta
alla leucemia. Qui a Torino si è limitato a visitare il Museo Egizio e fare due passi in centro.
Come ha trovato la città?
«Torino è stupenda. Ci sono stato la prima volta nel 1976 per fare Luisa Miller con Katia
Ricciarelli. È una città legata ai miei ricordi più cari».
Qualcuno dice che è una capitale della musica. A lei risulta?
«Beh, una cosa è dire che ha una grande tradizione musicale, il che è vero. Un'altra è
attribuirle un'immagine così all'estero. Il fatto è che con la Scala di Milano a due passi,
chiunque resterebbe un po' in ombra. Ma qui, per la musica, si lavora a un livello altissimo».
Non solo tecnologia, dunque. C'è anche l'arte.
«Fortunatamente sì. Lo lasci dire a me che con la tecnologia ho poca confidenza. I miei figli mi
hanno regalato un computer per collegarmi a Internet. Gli dico sempre che non ho tempo. La verità è
che mi fa paura».
A proposito di Internet, è vera la faccenda del panino?
«Come no, è una mia creazione. Ciabatta, pomodoro e carpaccio, con un po' di sale, olio e due
gocce d'aceto. E poi tante scaglie finissime di parmigiano. Una cosa sublime. Lo assaggi ora che
torna a casa. Poi mi dirà.»
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