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Carreras, La Tragedia Del Poeta Ingannato
By Antonio Cirignano


Un'opera fuori dagli schemi, lussureggiante e solitaria come un'isola tropicale. Un'opera diversa. Chi conosce la quasi sconosciuta Sly di Ermanno Wolf-Ferrari su libretto di Giovacchino Forzano, ispirata al prologo della Bisbetica domata di Shakespeare, sa che lo spettacolo con cui José Carreras aprirà domani sera la nuova stagione lirica del Teatro Regio è di quelli che meritano di tornare all'onore delle scene. Non un grande capolavoro magari, ma certamente una partitura piena di fascino e di sorprese. Ne circola una edizione in CD, in lingua tedesca, diretta da Robert Maxym nel 1988 per l'etichetta ARTS. Un'incisione piuttosto bella che in questi giorni figura nelle vetrine di molti negozi torinesi. Fra verismo e neoclassicismo, fra preziosità cameristiche e tardo sinfonismo romantico, fra ruvide impennate goliardiche e sontuosi rifacimenti barocchi, Sly è un percorso imprevedibile fra le troppe tentazioni di un secolo giovane (è datata 1927) e ancora alla ricerca di se stesso. Il primo atto non è che un lungo prologo, una pittura d'ambiente dai colori nitidi e vivaci. Di fatto la vicenda inizia nel secondo, fra suggestioni orchestrali di grande raffinatezza, e tocca il suo apice drammatico nel terzo - il più breve - dove la scena è tutta per il tenore protagonista. Carreras ha ricoperto quel ruolo già alla Opernhaus di Zurigo, che nel 1998 rilanciò la partitura nello stesso allestimento che andò poi in scena al Liceu di Barcellona e che domani vedremo a Torino. Ha vestito quindi i panni di Sly all'Opera di Washington lo scorso anno, ma in una realizzazione diversa. Fatto salvo il lato musicale, sulla regia di Washington, che era firmata da Marta Domingo, si appuntarono molte critiche. Non piacquero il sovraffollamento e la confusione scenica del primo atto, a parte la "Danza dell'orso" inscenata da Carreras. Ancor meno gradita risultò la trasposizione della vicenda nel XX secolo, per non parlare poi di una strana figura danzante che, con l'intento di "interpretare coreograficamente" gli stati d'animo di Sly , ne disturbava di continuo il gesto drammatico. La messinscena zurighese che vedremo domani, per la regia di Hans Hollman, pare sia immune da questi difetti. L'ambientazione slitta al XII secolo e l'ingranaggio scenico risulta agile e oliato. Carreras, in margine al nostro incontro di ieri, si è detto assai coinvolto e convinto di questa regia. Qualche perplessità è stata avanzata invece dal critico Carlos Ollala che ha visto lo spettacolo a Barcellona pochi mesi fa. Quando Sly si risveglia, nel secondo atto, il suo letto assume (simbolicamente?) una improbabile posizione verticale. «Speriamo bene, - ha scritto Ollala - un giorno o l'altro, se quell'aggeggio si guasta, il nostro Carreras rischia di finire catapultato nella buca dell'orchestra».

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Source: Il Giornale del Piemonte
Date Published: October 15, 2000