Recentemente anche la Scala ha proposto quel capolavoro moderno che è
West Side Story di Leonard Bernstein: e l'ha proposto con buoni cantanti, che
recitavano molto bene e interpretavano in modo significativo la vecchia storia
dei Capuleti e Montecchi trasportata in una New York moderna.
Ma quando Bernstein stesso, più di venti anni fa volle incidere l'opera sotto
la sua direzione, chiamò i più giovani e più bravi tra i cantanti di allora: José
Carreras e Kiri Te Kanawa.
Io non so bene se merito l'amicizia di Carreras, che è vecchia di venti e più
anni: so che lui mi considera un amico e io di questa amicizia vado
assolutamente fiero, perchè so che per uno spagnolo (e quale spagnolo!),
esserti amico vuol dire esserlo per sempre, càpiti ciò che vuole.
Quello che sto per raccontare è abbastanza noto all' estero e un po' meno in
Italia, per la ragione che ora spiegherò.
Nel corso dell'incisione dell'opera ci fu un furioso dibattito tra Bernstein e
Carreras; avvenne durante l'incisione della romanza del tenore "Maria" e le
ragioni furono abbastanza futili: dovute ai tempi o, probabilmente, anche
alla romanza che Carreras intendeva interpretare alla latina mentre Bernstein
non era d'accordo.
Fatto sta che le cose si inferocirono e Carreras, trascinandosi la Kiri per
mano, fuggì dall'auditorio urlando in spagnolo: “Me voy, no puedo más” (me
ne vado, non ne posso più), per continuare con una fila di bestemmie che
nemmeno Pietro l'Aretino, ma queste... in italiano.
E così che alla mia domanda di qualche tempo dopo, “ma si può sapere
perchè parli in spagnolo e bestemmi in italiano?”, rispose, forse un poco
contrito:
“Ma perché voi bestemmiate in modo più colorito, c'è più gusto, le nostre
bestemmie sono più monotone, comunque volevo solo sfogarmi per la
rabbia che avevo dentro e poi, quando bestemmio in italiano non mi pare
nemmeno di bestemmiare.”
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