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La voce di Carreras fa ripartire il Regio
By Nicola Gallino


Una prima senza smoking per "Sly" dopo l’alluvione lo spettacolo

Succede ogni volta così. Quando per trovare il senso, per dimenticare o semplicemente per riprendere a scorrere, la vita ferita s’innamora delle forme e dei gesti più consueti della normalità, può capitare che anche un normale Turno B al Regio diventi un’occasione da ricordare: un rito simbolico dal valore inaugurale irresistibile. Anche se il sovrintendente Walter Vergnano smorza: «Questa è una normale serata per abbonati. Lunedì non ce la siamo sentita di metterci lo smoking e fare festa mentre la città finiva allagata. Stasera semplicemente torniamo a teatro. Senza smoking e con normalità. Non solo perché la vita deve riprendere e continuare, ma perché è anche con momenti come questi che il teatro deve entrare a fare parte sempre più della nostra quotidianità».

Lunedì mattina una città tumefatta d’acque, fango e disperazione decideva che no, di sognare dietro al poeta ubriacone di Ermanno Wolf Ferrari non se la sentiva proprio. E che la «prima» di Sly prevista in serata non si poteva fare. Non importa se c’era José Carreras, atteso a Torino dai tempi del lancio della Punto nel ’93. E non importa nemmeno se Sly inaugurava la stagione. Stavolta, come ai tempi delle bombe dell’oscuramento, la rovina aveva vinto sulla vita. Ieri sera invece Sly è tornato al Regio. Chissà se, attraversando il crepuscolo della provincia piemontese, le auto e i pullman dei melomani parcheggiati ai Giardini Reali avranno visto anche loro quel mondo a due colori, sotto raggelato nell’irreale caramello del fango, sopra avvilito nelle tinte scialbe di un autunno nato morto.

Un Turno B promosso a «prima» vuol dire ricevere le scuse di un sindaco Castellani schiantato dal calo di tensione e restato a casa a riposare dopo giorni da incubo. E significa avere lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, insignito mercoledì della laurea honoris causa dall’Ateneo torinese, talmente colpito dall’opera da decidere di portarla a Tel Aviv. Ma significa anche avere un Carreras emozionato come a una vera «prima», che ha trascorso il pomeriggio blindatissimo e concentrato per dominare quello che è comunque un debutto. Sabato scorso Carreras cantava alla prova generale davanti al solito pubblico a inviti. Tardo pomeriggio, sotto i pilastri dei ponti i fiumi si gonfiavano a poco a poco, palpitavano e gorgogliavano come le arterie del collo di chi tiene un do di petto. Applausi, sipario. Poi via sotto la pioggia insinuante, una fuga nelle luci di una Torino già collassata, verso il buen retiro dell’hotel Sitea.

Carreras non è tornato a Barcellona. È restato a Torino appartato. Un posto dove vivere la tragedia dal video. Un posto dove aspettare di poter fare quello che l’arte deve fare talvolta: consolare la vita e farla ripartire. Anche se lui con grande discrezione non ama parlarne, Carreras la sua partita personale contro la morte l’ha combattuta. È uno che davvero sa cosa vuol dire, quando la vita vince. Forse lo applaude così convinto anche per questo, il pubblico di questo strano Turno B.

Copyright © 2000 La Repubblica


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Source: La Repubblica
Date Published: October 20, 2000
URL: http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20001020/torino/05sconie.html