Il tenore: il pubblico deve conoscere anche la musica contemporanea
TORINO--«Sly è certo un clochard, un personaggio da taverna che si ubriaca, ma è
anche un poeta, più sensibile e profondo di quanto appare. Credo che il
librettista Forzano e la musica di Wolf-Ferrari l'abbiano colto molto bene:
è anche un personaggio più affascinante per il tenore, perché non è il
solito carattere romantico, ma è anche un perdente». Eccolo di nuovo qui,
José Carreras, pronto a inaugurare la stagione del Regio con «Sly», la
desueta opera novecentesca dell'italo-tedesco Wolf-Ferrari, che proprio
grazie a lui ritrova la via dei palcoscenici europei.
L'allestimento zurighese è ora a Torino «una città che trovo stupenda. Sono
stato ieri al Museo Egizio e ho potuto ammirare il grande lavoro fatto un
tempo da Schiaparelli. Poi il Regio è sempre stato uno dei teatri in Italia
e in Europa dove si lavora in modo serio e professionale, dove ho trovato
sempre grande affetto già quando venni nel '76 per la "Luisa Miller" di
Verdi, e poi ancora nell'80, per il "Werther" di Massenet con la povera
Lucia Valentini Terrani, che non è più con noi. Ma già prima andavo
all'Auditorium della Rai, che rappresenta una parte significativa della
tradizione musicale di Torino: lì ho cantato anche titoli desueti, come la
"Caterina Cornaro" di Donizetti».
Per Carreras le stagioni andrebbero sempre costruite accostando opere note
ad altre rare, come fa il Regio ripescando il Novecento sconosciuto:
«Bisogna dare spazio anche ai contemporanei, perché il pubblico possa
finalmente conoscerli». Ora si ascolterà più di frequente pure «Sly»,
complice l'allestimento prodotto a Washington da Marta Domingo, che verrà
portato nel 2002 al Metropolitan di New York con Placido Domingo e lo stesso
Carreras in alternanza nella parte del protagonista. Giudicare
l'allestimento nel quale si canta, tuttavia, resta per Carreras difficile,
perché, lavorandoci dentro, ci si crede. A quello di Hollmann ora portato a
Torino «credo davvero molto. Lo trovo moderno ma non avanguardista,
rispettoso della musica, degli artisti e anche del pubblico, penso colga
molto bene lo spririto dell'opera, che non avrà le qualità di altri autori,
ma sa arrivare al pubblico».
Moderno ma non avanguardista potrebbe anche essere la definizione dello
stile di Wolf-Ferrari: «E' un giudizio che preferisco lasciare ai
musicologi, io sono soltanto un interprete. Però da interprete posso dire
che, nonostante il forte influsso mitteleuropeo ravvisabile nella musica di
Wolf-Ferrari, "Sly" è una partitura con un altissimo grado di italianità,
molto valida e con momenti strepitosi come il terzo atto». Poi aggiunge:
«Strepitoso è una parola che ho imparato da Pavarotti. Ognivolta che mi dava
una fetta di salame, mi diceva: è strepitoso».
Di qui è facile scivolare nei concertoni dei tre tenori
Carreras-Domingo-Pavarotti («i tre salami», scherza): il prossimo sarà a
Chicago prima di Natale, mentre nel 2001 ve ne saranno tre in Estremo
Oriente e poi ancora uno negli Stati Uniti. Per chi gira il mondo resta
essenziale mantenere un punto di riferimento, e questo sono per Carreras i
due figli, uno avvocato a Ginevra, l'altra studentessa a Barcellona, dei
quali il tenore è orgoglioso specie per il magnifico rapprto instaurato. E'
una forma di attaccamento alla vita di chi ha vinto la leucemia, di chi
vuole allonanare quel ricordo ma senza dimenticare l'aiuto per chi ne
soffre, attraverso la Fondazione Carreras. Anche questo vuol dire essere una
grande personalità, quella che nella musica serve per dar vita a Sly, il
personaggio che la prima volta, nel 1927, ebbe la voce di Aureliano Pertile.
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