Lunedì sera all'Acropolis è andata in scena l'opera di Ermanno Wolf-Ferrari Per la prima
volta il Teatro Regio sbarca all'estero
La presa di Nizza da parte dei 200 soldatini dell’Orchestra e del Coro del Regio (e dei
seguaci di Sly) scatta alle 18 di lunedì, sotto una pioggia scrosciante. «Accidenti - impreca
il sovrintendente Walter Vergnano - abbiamo già annullato la prima per colpa della pioggia,
non possiamo rovinarci anche questo debutto europeo...». Nel frattempo, nella hall del
Meridien di Nizza irrompe un gocciolante sindaco Castellani accompagnato dalla moglie
Pierangela. Il primo cittadino rincuora il sovrintendente: «Non preoccuparti, questa pioggia
al confronto di quella torinese fa sorridere». E alla fine, a spettacolo concluso, di fronte alla
folla che esce soddisfatta dall’Acropolis, gli uomini del Regio sorridono sul serio, come
sorride Gian Carlo Del Monaco, figlio del grande tenore Mario, direttore generale
dell’Opera di Nizza e sorride il sindaco Castellani, Walter Vergnano e l’assessore alla
Cultura Ugo Perone. Il successo riscosso dalla prima europea dell’opera novecentesca
dell’italo-tedesco Wolf-Ferrari, è lì, sotto gli occhi di tutti, scandito da 1300 persone
plaudenti e commosse, ma soprattutto dal ritorno alla grande del Teatro Regio impegnato
nell’operazione «export». Tutto ciò è tanto emozionante da legittimare ogni allegria:
specialmente quella liberatoria che segue la grande tensione. «Aspettavamo da anni questo
momento - dichiara un raggiante Vergnano - il nostro processo di crescita artistica era
finalmente giunto al punto giusto. Ma vi assicuro: questo è un punto di partenza e non di
arrivo». E’ così felice il sovrintendente che, insieme con la brutta notizia riguardo la prima
di Sly che a Torino non si potrà più recuperare, ne ha pronta una che conforterà non poco i
melomani torinesi: «Nell’ottobre del 2001 partiremo alla grande, con un lavoro di Ronconi:
non vi posso rivelare il titolo, ma sono sicuro che entusiasmerà». A quel punto il grande
Carreras, che di solito rifugge dal faticoso rito del dopo-spettacolo, esce dal suo camerino
ancora stretto nei tragici panni di Sly - il poeta barbone ingannato a morte - per incontrare
le autorità subalpine. «Maestro, lei è stato grandissimo, sarò onorato di invitarla a pranzo a
Torino» dice Castellani. Il grande tenore gli risponde con una battuta: «Già, magari per
vedere insieme Juve-Barcellona...». Nel bel mezzo di un gruppo di smoking in visibilio per
Carreras comincia la tortura dell’autografo sul libretto. Ma dura poco. José-Sly è davvero
stanco: nel giro di cinque minuti se ne torna in camerino e poi via, al Negresco, che
domattina ha un aereo molto presto. Non ha problemi di orario, invece, Gian Carlo Del
Monaco che, nonostante il Nice-Matin di ieri abbia duramente criticato per le spese
eccessive di gestione (riconoscendo, però, che hanno avuto il merito di portare a Nizza
nomi come Carreras), aspira grandi boccate dal suo Avana e si dichiara disponibile ad
avviare con il Regio una «stabile e duratura collaborazione».
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