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Regio, il Novecento non ci fa paura Il successo di Sly ha aperto una stagione di sorprese
By Armando Caruso


TORINO Dirigere una fondazione lirica, essere uomo di teatro in Italia vuol dire trovarsi in una posizione difficile, delicata. Un «uomo di teatro» si trova oggi nel bel mezzo di una società virtualizzata, dominata dal «grande fratello»; da un fratello tiranno che impone la sua legge televisiva: la fiction a tutto campo, che incolla alla tv migliaia di spettatori, i quali, altrimenti, potrebbero fare altre scelte: andare a teatro, per esempio. Forse, anche per questo, il teatro in Italia è sofferente. Un teatro che, però, nella generalità dei casi, è anche poco coraggioso. Renderlo vivo, originale, è compito che un direttore artistico dovrebbe svolgere sempre con entusiasmo, mezzi economici, estro e competenza specifica. Il Teatro Regio di Torino, ha affidato le sue sorti artistiche alla fantasia, alla conoscenza internazionale di Claudio Desderi, baritono-musicista del repertorio settecentesco, liederistico e contemporaneo.
Desderi, lei ha aperto la stagione Duemila con Sly, sconosciuta al grosso pubblico e con un protagonista come Carreras. Com’è maturata una scelta che sembra coraggiosa nel panorama della lirica contemporanea?
«Ci pensavo da due anni, col desiderio di indagare nel repertorio del Novecento, in Italia, purtroppo dimenticato. Non è stata una "provocazione" quindi o una scelta occasionale per riportare Carreras a Torino. Wolf Ferrari si proponeva di accomunare la cultura italiana a quella tedesca, un sentimento radicato nell’animo del compositore. Era doveroso da parte nostra riportare in scena quest’opera, e per la prima volta a Torino. Così è nata l’idea di Sly, come quelle di Sly, come "Lear" di Reinemann che aprirà la prossima stagione, come "Assassinio nella cattedrale", "Rakes’s Progress", e "Wozzeck" nella scorsa stagione».
Quanto ha inciso la presenza di Carreras nel successo di Sly?
«Moltissimo. Ma è naturale che sia così. Ogni grande interprete sceglie l’opera che più gli si addice. Anche i "Capricci" di Paganini senza un grande interprete non assolvono alla funzione che il compositore si proponeva. A Nizza "Sly" con il carisma di Carreras e "Zazà" con quello di Leo Nucci, hanno avuto un successo strepitoso. Perché meravigliarsi se si scelgono Carreras e Nucci? La musica è fatta di opere e di artisti che sappiano interpretarle».
La stagione Duemila del Regio è una tavolozza di colori. Non ha osato troppo?
«No. Credo che un teatro pubblico debba assolvere ad una funzione culturale precisa: l’approfondimento di stili di epoche diverse, nel pieno rispetto dei valori che esse rappresentano, favorendo per quanto è possibile i desideri del pubblico: da Bach a Wagner, da Verdi a Zemlinsky, altro autore dimenticato in Italia, ma celebratissimo nel resto d’Europa, senza il quale forse neppure la musica di Mahler sarebbe esistita; da Rossini a Cole Porter. Una stagione non può essere un "pot pourri", ma il frutto di anni di ricerca, di amore per il teatro, il desiderio di togliere dagli archivi opere che hanno un posto significativo nella storia della musica. Ecco, allora entrare in scena "Il nano", tratto da Oscar Wilde, abbinato per la prima volta ai "Pagliacci" di Leoncavallo: due opere che hanno caratteri non lontani anche dal punto di vista della scrittura musicale oltre che di quello drammaturgico; e il musical "Kiss Me, Kate" che è ormai un classico e che fa compagnia ad altri lavori shakespeariani come"Falstaff", "Hamlet"».
Al Regio torna anche Yuri Ahronovitch che a Torino ha avuto una lunghissima stagione sinfonica.
«Sono felice che abbia accettato di dirigere il «Nano» e «Pagliacci», tornano anche Steinberg per "Lohengrin", Bruno Campanella per "Traviata" e arriva Bychkov per "L’Oro del Reno".
Lei è fautore di un teatro originale...
«Assolutamente sì, ma che non sia fine a se stesso, ma colga obiettivi culturali di ampio respiro. Il pubblico finora ha apprezzato le scelte. Il nostro compito è di proseguire su questa strada. L’Orchestra e il Coro del Regio, a marzo andranno in tournée in Francia e rappresenteranno l’Italia nell’anno verdiano. Personalmente ne sono orgoglioso».
Cosa ci proporrà in futuro?
«Diamo tempo al tempo, ma sicuramente per non anticipare titoli, altre prestigiose collaborazioni con Carreras, Nucci e Domingo».

Copyright © 2000 La Stampa


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Source: La Stampa
Date Published: November 08, 2000
URL: http://www.lastampa.it/LST/ULTIMA/LST/NAZIONALE/SPETTACOLI/REGIO.htm