Carreras sta tornando alla "vita normale", anche se la sua normalità è
legata alle periodiche trasfusioni di sangue cui si sottopone in
ospedale a Barcellona. Il resto del suo tempo, il tenore lo passa
facendo ginnastica, passeggiando e chiaccherando. Durante la sua
malattia ha ricevuto 100.000 lettere, una reazione da movimento
popolare: lo avrebbe mai immaginato?
"Assolutamente no. Come tutti gli artisti, nella mia carriera ho avuto
amici e nemici, ma in realtà mi sono sentito sempre più desiderato che
incompreso. Però questa reazione popolare è stata maggiore di quanto mi
aspettassi. Da lì ho attinto la forza necessaria per dimostrare a chi mi
stava vicino che ero capace di lottare contro il male":
Lei decise di tornare a salutare il pubblico di Barcellona mentre si
rappresentava Fedora, la notte del 4 marzo scorso. Quella deve essere
stata una emozione forte.
"Veramente non lo decisi io. Ero andato a vedere il secondo atto dell'
opera. Volevo ringraziare Placido Domingo che aveva interrotto un suo
viaggio per venirmi a salutare (è un particolare che non dimenticherò
mai). Desideravo anche salutare Renata Scoto e Vicenc Sardinero.
Pensai che era una buona occasione per rivedere il Liceo (il teatro di
Barcellona) e respirare la polvere del palcoscenico. Scesi nei camerini
e, a quel punto fu inevitabile risalire sul palcoscenico. Nei miei 17
anni di carriera non credo di aver vissuto un momento più emozionante".
Lei è religioso ?
"Sì, anche se non praticante. In questo periodo ho riflettuto molto sui
problemi religiosi e la malattia non ha fatto che rafforzare la fede che
già avevo. In tutti questi mesi le circostanze mi hanno impegnato a
pensare molto più seriamente di prima ai problemi esistenziali".
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